Storie di crowdfunding: intervista al musicista campano GIOBBE

Il crowdfunding continua a crescere anno dopo anno, e anno dopo anno sono tantissime le persone che grazie alla raccolta fondi hanno visto realizzare un proprio sogno, la propria idea, condividendola con chi ha scommesso e puntato su di loro.
Tanti sono gli esempi di successo; tanti gli artisti emergenti nostrani che in un panorama discografico desolante, in cui non si premia il talento e dove le logiche di vendita e di mercato obbligano a puntare su personaggi di dubbie capacità artistiche, hanno riversato le proprie energie nelle campagne di crowdfunding per raccogliere i finanziamenti necessari alla produzione o alla stampa delle proprie opere raggiungendo due obiettivi importanti: quello personale, di aver finalmente visto nascere il prodotto e poterlo mettere a disposizione della platea; il secondo, quello di contribuire a far emergere nella collettività l’arte underground a cui spesso viene tolto spazio e il giusto riconoscimento.
Apro questa rubrica, intervistando uno dei più talentuosi artisti campani, Fabio GIOBBE, frontman dei The Disappearing One e dei This is not a Brothel, autore tra l’altro di un disco solista uscito il 4 Settembre dal titolo About Places.
Fabio ci racconterà della sua personale esperienza di crowdfunding e di come questa lo ha aiutato a vedere realizzato, fisicamente, il suo sogno di rock and roll.

1)Fabio, anzi GIOBBE, innanzitutto raccontaci del tuo lavoro da solista, About Places, uscito il 4 settembre 2015 per l’etichetta I MAKE RECORDS
Si tratta del mio primo disco da solista. Ho cominciato a scriverlo nel 2013, registrando delle demo che poi finivano, via internet, agli amici con cui avrei in seguito registrato il disco vero e proprio. Ho avuto la fortuna di conoscere Francesco Tedesco della I Make Records, cha ha seguito tutta la fase di scrittura a distanza, ascoltando le demo e dando anche qualche consiglio lungo la strada. A Luglio del 2014 siamo entrati finalmente in sala. Un’esperienza indimenticabile, che ha reso la co-produzione del disco un vero piacere. Ci siamo divertiti, in poche parole!

2)About Places parla di posti in cui sei stato e in cui hai vissuto. Quanto è importante per un artista esplorare nuovi mondi, fondersi con nuove culture e apprendere da esse ?
Credo sia fondamentale. Senza l’immersione nel mondo che c’è fuori dalla stanzetta o dalla sala prove non saprei di cosa scrivere. Non si può sempre scrivere di stati d’animo, o almeno io sentivo l’esigenza di parlare di altro, di qualcosa di reale, che esiste fuori da me e dal mio ego.

3)Fabio, tu sei stato uno dei primi a capire la potenzialità del crowdfunding: come hai conosciuto il fenomeno ?
La prima volta l’ho usato con i “This is Not a Brothel”. In quel caso lanciammo il crowdfunding tramite Produzioni dal Basso (PDB), che avevamo conosciuto grazie ad un amico, Gianluca Merola. Lui è uno scrittore, tra l’altro autore di alcuni dei testi dei “This is not a Brothel”. La sua raccolta di racconti brevi “Dio taglia 60” (che consiglio vivamente di leggere) fu lanciato dalla casa editrice sulla piattaforma di PDB. Quando ci siamo trovati a dover stampare i vinili del disco d’esordio omonimo dei Brothels, abbiamo utilizzato PDB per permettere agli amici ed ai supporters di acquistare in anticipo il vinile versando una quota fissa. In pratica abbiamo usato il tutto come un “pre-order”, sfruttando la facilità e comodità gestionale della piattaforma.
Lo stesso ho fatto in seguito con l’ultimo disco dei The Disappearing One, e con il mio “About Places”. In pratica non abbiamo chiesto alle persone di finanziare un nostro progetto, non abbiamo chiesto soldi per produrre la musica, per pagare le registrazioni e tutto il resto. Abbiamo semplicemente chiesto ad amici (personali e delle band) di pagare in anticipo il disco, in modo da aiutarci nell’ultimo sforzo economico (ci autoproduciamo…) di mandare in stampa il disco.

4) Quali sono state le chiavi del successo della vostra campagna di crowdfunding: perché, secondo te, avete convinto tante persone della bontà artistica del progetto ?
Ci siamo rivolti, come ti dicevo, principalmente agli amici ed a chi segue da un po’ i nostri percorsi. Dunque contavamo su un certo numero di sostenitori che sapevamo avrebbero accolto positivamente l’iniziativa.

5)L’esperienza di crowdfunding ti ha maturato maggiore consapevolezza sulle potenzialità dei tuoi lavori di rivolgersi ad una vasta platea ?
Direi di no. L’esperienza del crowdfunding per noi ha rappresentato l’opportunità di coinvolgere chi già ci conosceva nella fase finale di realizzazione del prodotto che stavano sostenendo/acquistando. Non ha rappresentato, almeno per noi, un grosso aiuto ad ampliare il consenso e la platea. Ma credo non sia per colpe del crowdfunding in sé. Immagino che i motivi siano altri, indipendenti dal servizio e dal progetto.

6) Fabio, ho sempre creduto che la raccolta fondi, per qualsiasi causa e a qualsiasi tipo, emoziona le persone, le rende partecipi della nascita e della crescita di un progetto a cui hanno risposto positivamente. Chissà quante possibilità avete avuto di farvi ascoltare da persone fisicamente lontane dai luoghi in cui vivete
Credo anche io che, nel nostro caso, chi ha versato la quota per comprare il disco si sia anche sentito più coinvolto nel progetto. Credo che abbia aumentato un minimo l’attesa e la voglia di vedersi recapitare a casa il disco. In tutta onestà, però, i dischi che sono volati fuori dalla regione sono stati pochi. Ancora meno quelli fuori dall’Italia. I numeri per gruppi come il nostro sono davvero ridotti. Ma siamo comunque contenti così, perché il nostro obiettivo nell’usare questo strumento non era quello di ampliare il nostro pubblico, ma di offrire il modo a chi già ci conosceva di sostenerci in modo “preventivo”, dandoci fiducia e aiutandoci VERAMENTE a realizzare una parte del lavoro, sebbene in forma di pre-ordine di un disco.

7) Un consiglio alle band che oggi nascono: su cosa devono puntare per raggiungere i propri obiettivi e non vederli frustrati ?
Questo dipende molto da quali sono gli obiettivi che una band si prefigge. Non voglio essere pesante. Dico solo che SE l’obiettivo è quello di fare musica e farla sempre meglio, provando a migliorare e scrivere dischi sempre più maturi, l’unica via sarebbe questa, a mio modesto avviso: meno foto, meno pose, e più prove in sala, più canzoni.
Se invece l’obiettivo è diventare famosi, allora le cose da fare sono scontate, ma non sarò io a consigliarle!

8) Fabio, ritornando al tuo disco About Places: sarai presto in tour per promuovere il tuo lavoro ?
Magari!!! Mi piacerebbe molto, ma purtroppo sto ancora curando un prolasso alle corde vocali che mi sta mettendo a dura prova. E’ un problema dovuto allo sforzo in classe. Insegno inglese e spagnolo nelle scuole superiori e a volte può essere molto faticoso. Ho abusato della mia voce, credendo fosse indistruttibile. Non è così, ovviamente. Spero di poter riprendere a cantare presto. A quel punto cercherò di portare il giro il disco il più possibile, come avrei desiderato.

9) Per chi volesse ascoltarlo ? (lo consiglio vivamente…):
Il disco è in streaming gratuito un po’ ovunque:
Su YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCxbh8Kc8bPhBURSe0WpVLEQ
Su Bandcamp: http://giobbe.bandcamp.com
Sul sito: http://www.giobbe.info
Ma è anche su Spotify e SoundCloud.

10) Fabio, ti ringrazio davvero per il tuo tempo e di questa chiacchierata. Un ultima considerazione ti chiedo: cosa ne pensi del futuro della musica in Italia ?
Non vorrei dilungarmi e sembrare pesante o pessimista in merito. Non voglio neanche discutere dei gusti altrui o del perché i locali che propongono musica emergente spesso fanno fatica o chiudono. Dico solo che la situazione è molto avvilente, per tanti aspetti. Eppure esistono realtà e scene che resistono nonostante tutto, o quasi, remi contro. Il discorso sarebbe davvero lungo, e i fattori da considerare sono innumerevoli. Posso dirti quale è la mia speranza riguardo al futuro: Meno mode e più spazio e supporto ai gruppi ed ai musicisti onesti, che si meritano DAVVERO appoggio e sostengo. Più gente ai concerti, e non parlo dei concertoni di gruppi famosi. Ma mi rendo conto che tutto questo deriverebbe da un reset culturale abbastanza improbabile , visto l’andazzo in Italia. Ma resta una mia speranza.

11) Un aggettivo per descrivere il crowdfunding:
Se posso, preferirei usare un sostantivo: “una opportunità”.

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