MAMMA, SONO STATO FINANZIATO ! E ora che faccio ?

Mamma, sono stato finanziato ! E ora che faccio ??
Sembra una domanda sciocca da fare, eppure sono molti quelli che, una volta ottenuto il finanziamento sperato, si trovano nella situazione di dover investire il tutto nella iniziativa oggetto della campagna. La questione che oggi pongo è di carattere strutturale e si riferisce alla gestione del post finanziamento.
Se la tua campagna ha avuto come obiettivo il finanziamento di un progetto legato al sociale (raccolta fondi per cause benefiche), alla musica (pre-order, finanziamento per la produzione e l’edizione di un disco), o culturali in genere ( finanziamento di spettacoli con temi particolari, partecipazione economica per favorire la riapertura di un cinema storico o altro) è evidente che ciò che hai raccolto è esattamente quello che dovrai spendere per metter su l’iniziativa: in effetti si tratta di copertura di costi, fissi e variabili, che hai rendicontato per poter attuare la tua idea. Per attuare dunque una idea che ha un inizio ed una fine.
Ma se la tua campagna, invece, è rivolta al finanziamento di un progetto la cui attuazione è sottesa alla creazione postuma di una organizzazione tipizzata da un punto di vista legale (una associazione, una s.r.l., una ditta) allora il discorso cambia: il denaro raccolto coprirà soltanto il nocciolo dell’iniziativa, o meglio l’iniziativa in sé, ma non la struttura “societaria” che servirà a far perdurare nel tempo l’iniziativa stessa e condurla nel tempo.
E creare una struttura comporta dei costi, ma soprattutto degli oneri da dover sopportare: gli aspetti legati alla costituzione d’azienda e i relativi costi, gli aspetti della tenuta contabile dell’azienda, affitto di strutture, software.
Per questo ritengo che ogni individuo debba modellare un piano ad hoc a seconda dell’iniziativa da portare avanti e, nel caso, dotarsi già di una struttura che possa poi onorare l’impegno preso con la comunità web.
Perché un errato calcolo dei veri costi da affrontare, può far fallire l’impianto della tua iniziativa!
Si, perché laddove un controllo di cosa fai con il finanziamento non esiste, esiste però un fattore che pur non avendo un valore economico e numerico ha un grosso valore nell’economia 2.0 e nel crowdfunding: la reputazione !
Per attuare una campagna di crowdfunding, il progettista spende il proprio nome (o quello dell’organizzazione) più tutta una serie di informazioni sensibili che lo rendono riconoscibile e soprattutto facile da reperire e monitorare ! Una donazione è un atto liberale, fatto da persone che credono in quello che stai proponendo.
Anzi, c’è di più: in caso di una campagna di crowdfunding in cui è prevista la ricompensa a fronte di un certo investimento nel progetto, la prima cosa che tu ideatore devi fare e “remunerare” i finanziatori: è il modo per dire grazie, per aumentare la tua credibilità e soprattutto per creare empatia tra le parti, in considerazione anche del fatto che potresti tornare ad utilizzare tale strumento di raccolta fondi.
In conclusione, seppur in forme semplici e semplificate, ogni iniziativa deve domandarsi come gestirà il post in base al livello di complessità che servirà per gestirla.
Siete sicuri che un Business Plan, soprattutto dal lato Finance, non sia uno strumento decisivo per una migliore comprensione della propria iniziativa e dei costi/benefici relativi di cui dotarvi ?
Si apre il dibattito ! Ma alla prossima puntata, ne parleremo in dettaglio !

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