Ferdinando Acerbi – sognando Rio 2016 col crowdfunding !

Ciao a tutti, riportiamo un articolo dell’ 11/04/2016 sul LaStampa (http://www.lastampa.it/2016/04/11/societa/il-cavaliere-che-ha-saltato-gli-ostacoli-della-disabilit-rljhEVs4N7w7mdwGe4isYL/pagina.html) di Umberto Martuscelli su Ferdinando Acerbi, l’atleta paralimpico italiano negli sport equestri.

Il primo esempio di “preparazione” condivisa e contribuita dalla folla, dal crowdfunding !

PER CONTRIBUIRE: http://kapipal.com/projects/paralimpic-challenge-rio-2016/

 

 

“Adrenalina. Quella che scorre a fiumi nell’organismo quando ci si trova impegnati in un percorso di cross di una grande gara di completo. Velocità, intelligenza, forza, sensibilità, resistenza: insieme al proprio cavallo si galoppa veloci, tanto veloci da sentire il vento in faccia, in salita e in discesa, nell’acqua e nel fango, saltando tronchi e muri e banchine e fossi… E tutto questo dopo aver affrontato il giorno prima la prova di addestramento in rettangolo sottoponendosi alla valutazione di giudici che scrutano ogni movimento di cavallo e cavaliere, e prima di affrontare, il giorno seguente, la prova di salto a ostacoli con barriere pronte a cadere al solo essere sfiorate.

 

SCUOLA DI VITA

Il completo: palestra di vita, ma più ancora scuola di vita. Ferdinando Acerbi (classe 1965) questa scuola l’ha frequentata con pieno profitto fin dai primi passi in sella, divorando uno dopo l’altro i gradini di un’ascesa tecnica e sportiva con l’entusiasmo del desiderio e la volontà della passione: e così nel 1987 la convocazione nel gruppo dei cavalieri federali ai Pratoni del Vivaro (Roma) dove rimane fino al termine dei Giochi di Atlanta 1996 svolgendo la preparazione per ben tre Olimpiadi, anche se per circostanze talvolta molto sfortunate non prenderà parte a nessuna; partecipa invece a due Campionati d’Europa e uno del Mondo, oltre che ai più importanti completi internazionali. Poi, però, Acerbi si ferma: basta cavalli. Mancanza di stimoli, probabilmente: tutto quello che poteva fare l’aveva fatto, per crescere ancora ci sarebbero voluti mezzi e risorse in quel momento per lui non disponibili.

 

IL MARE

Allora il mare: la sua seconda passione. Acerbi lo skipper, Acerbi istruttore subacqueo. Acqua, cielo, vento: elementi naturali tanto quanto il galoppo di un cavallo, il respiro di un cavallo, la delicatezza di un cavallo. Acerbi naviga nel Mar Rosso, porta in escursione turisti, insegna loro a immergersi nelle profondità del blu. Il 3 gennaio 2004 succede una cosa tremenda: un Boeing 737 della compagnia egiziana Flash Airlines precipita in mare poco dopo il decollo da Sharm-el-Sheik: non si salva nessuno, 148 morti. Ferdinando Acerbi – che a Sharm gestiva in quel momento un centro diving – partecipa alle operazioni di recupero delle salme e dei relitti: un lavoro emotivamente e fisicamente massacrante. La sera di quel giorno terribile Acerbi incontra al bar dell’hotel un gruppo di russi – subacquei esperti – che ogni anno andavano in vacanza lì da lui: questa volta però non erano mai usciti insieme in mare a causa dell’impegno drammatico di Ferdinando. Domani partiamo, fine della vacanza, dai, usciamo insieme almeno l’ultimo giorno, anche se sei così stanco, dai, non possiamo non uscire insieme almeno una volta… Acerbi alla fine cede, ok, sì, domani andiamo. Vanno.

 

L’INCIDENTE

È il 13 gennaio 2004. Si immergono. Riemergono: e manca un uomo. Ferdinando si ributta giù e lo trova: a ottanta metri in posizione di stallo. Ferdinando gli si avvicina, lo prende e risale. A 40 metri gli sembra che l’uomo dia segni di ripresa, così si ferma: ma lui perde l’erogatore dalla bocca. Ferdinando gli inserisce in bocca il suo di riserva e non ci pensa due volte: dobbiamo risalire in fretta, il più in fretta possibile, al diavolo i rischi, io devo farti uscire da qui. Arrivano sulla barca, Ferdinando toglie la muta al suo compagno, gli fa le compressioni, gli applica l’ossigeno… e poi… e poi… e poi per Ferdinando diventa tutto buio. Buio. Ferdinando Acerbi si risveglia in una camera iperbarica dopo nove ore di trattamento. Pensa: cavolo, mi è andata bene… Esce da lì con le sue gambe, ma la notte c’è il crollo: paralisi totale ai quattro arti. Tetraplegia. L’embolia gassosa che ha colpito il midollo osseo non ha pietà. Due anni di sedia a rotelle. Giorni e mesi di disperazione, ma giorni e mesi in cui Acerbi si ripete in continuazione: io non posso finire così.

 

LA RINASCITA

Infatti non finisce così: prima il recupero del movimento delle braccia, dopo mesi e mesi di durissima e dolorosissima rieducazione il recupero parziale anche del movimento delle gambe peraltro ormai prive di sensibilità. Un cammino lungo cui l’amore di sua moglie è fondamentale, così come la presenza degli amici, gli amici veri, quelli di quando da sopra una sella si galoppava sentendo il vento sulla faccia. È grazie a loro che pian piano si fa strada nel pensiero di Acerbi un’idea, quella idea: io sono un cavaliere, non ho mai smesso di esserlo, io sono uno che monta a cavallo, lui mi porta e io gli dico dove e come. Certo. E adesso il «dove» ha un’identificazione precisa: Rio de Janeiro, Paralimpiadi 2016. Acerbi ha fatto tutto quello che doveva fare per qualificarsi e mettersi a disposizione di una squadra azzurra che tra le sua file schiera tra gli altri un’amazzone straordinaria come Sara Morganti, campionessa del mondo 2014. La decisione spetterà ai tecnici azzurri. Ma Ferdinando Acerbi adesso c’è: perché non ha mai smesso di essere un cavaliere. Un vero cavaliere. Anche vent’anni dopo. Anche con le gambe fuori uso. Il completo, del resto, è una scuola di vita.”

Paralimpic Challenge Rio 2016

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