“All or nothing” vs “Keep it all”: il goal ottimo

All or nothing” vs “Keep it All”: il goal ottimo.

Nella fase di pianificazione di una campagna di crowdfunding il progettista non solo delinea la strategia da attuare, il target da colpire e l’ammontare da raggiungere. Egli deve anche decidere in che modo approcciarsi con i donatori/finanziatori, quale “accordo” pattuire con loro.

Se non raggiungo il goal vi restituisco tutto”, oppure “datemi fiducia ed indipendentemente dal goal i vostri contributi mi daranno il via !”: questi potrebbero essere i pensieri contrastanti che si affacciano alla mente di un progettista, ed è un pensiero che risulterà essere poi determinante nel presentarsi al mercato.

Scegliamo la prima: “se non raggiungo il goal vi restituisco tutto”. Ci troviamo davanti alla scelta di una campagna da condurre in modalità “All or nothing”. Il progettista opziona questa tipologia perchè decide di giocarsi tutte le sue fiches nel progetto, che per lui ha ragione di esistere solo se raggiunge il goal in un determinato tempo X. Dal punto di vista del donatore, la modalità “All or nothing” è quella che mette più tranquillità: perchè magari non conosciamo il progettista, non sappiamo se ci voglia truffare o meno, quindi possiamo controllare il nostro investimento attraverso il timing e la percentuale di avanzamento delle donazioni.

Eppure, a mio avviso, dal lato del progettista dovrebbe scattare un dubbio: il rischio di specare un mare di risorse per non riuscire a raggiungere il goal per pochi euro. E magari quelle risorse sarebbero già bastate per dare vita al progetto. O alla prate piu critica di esso.

Ma lasciamo il discorso in sospeso e passiamo alla seconda possibile scelta: “datemi fiducia ed indipendentemente dal goal i vostri contributi mi daranno il via !”

E’ la scelta “Keep it all”, quella che un detrattore potrebbe definire romanticamente“vigliacca”, forse, ma sicuramente la più efficace.

Perchè?

Con tale modalità il progettista definisce una strategia a step, forse più consapevole che in quella all or nothing, che prevede.

  1. definizione del “goal ideale”, che corrisponde all’ammontare desiderabile per far fronte a tutto il costo del progetto al momento della sua attuazione, e che verrà indicato sulla piattaforma alla pagina del progetto;

  2. definizione del “goal ottimo”, che corrisponde all’ammontare di risorse sufficienti per poter realizzare la fase start up o una parte del progetto senza le quali non sarebbe in nessun modo possibile avviare l’idea.

Il “goal ottimo” non è da considerare come un piano b, anzi, ma è il raggiungimento di un primo risultato utile comunque a non abbandonare il progetto, a poterlo portare avanti e che il progettista calcola per sé e che non trova esplicazione nella presentazione del progetto sulla piattaforma scelta. E’ il risultato sperato che si concretizzerà nella possibilità di attuare almeno la prima fase del progetto, per alimentarlo e vederlo crescere magari ricercando altre risorse o nell’ambito stesso del crowdfunding (seconda campagna) oppure attraverso altri tipi di finanziamento. Tale scelta poi dipende dal tipo di progetto (start up, progetto personale, ecc.).

A mio parere, una campagna “keep it all” è meglio progettata, meglio pensata, meglio calcolata in termini di costi – benefici. Fermo restando che il progettista deve impegnarsi alla consegna delle ricompense, che credo sia l’estrema dimostrazione della propria reputazione all’interno del web (e non solo).

Dal lato del donatore, la modalità “keep it all” potrebbe indurre a pensare di avere a che fare con l’accattone di turno, ma in realtà il rischio di “fregatura” è identico all’altra modalità.

Il nodo resta la fiducia, che nel mercato web è relativamente bassa (in Italia sicuramente).

Eppure è proprio la natura stessa del crowdfunding a rappresentare una sicurezza intrinseca: l’utilizzo di componenti sociali e pubblici e il meccanismo social alla base favorisce la trasparenza, creando essenzialmente un ambiente che si autoregolamenta e si autocontrolla.

Kapipal, ad esempio, crede molto nella modalità “keep it all” perchè convinta che il progettista abbia vagliato tutte le possibili strategie step by step in base al raccolto.

Evitando così lo spreco di risorse che “l’all or nothing” (in alcuni casi però modalità necessaria) può comportare.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...