Internazionalizzazione e crowdfunding: semplici spunti di riflessione

L’economia classica individua la internazionalizzazione come quella strategia che un impresa mette in atto per esportare il proprio brand e i propri prodotti. L’internazionalizzazione in economia è il processo di adattamento di una impresa, un prodotto, un marchio, pensato e progettato per un mercato o un ambiente definito, ad altri mercati o ambienti internazionali, in modo particolare altre nazioni e culture.
Quella di tipo digitale consiste nell’accrescere la visibilità del marchio e quindi dei prodotti/servizi attraverso l’utilizzo del web cavalcando le onde dei social, delle vendite on line e della lead generation. Oggi, e soprattutto le imprese in fase di start up, una strategia internazionale a basso costo e dalle potenzialità elevate è il crowdfunding: la cosiddetta colletta virtuale o il finanziamento dal basso. La parola crowdfunding deriva da crowd che dall’inglese indica la folla e funding che rappresenta il finanziamento: dunque la folla, stimolata dall’impresa ideatrice attraverso il pitch o presentazione della propria idea o prodotto collocata nella piattaforma di crowdfunding, dona ricevendo in cambio una ricompensa che può assumere varie forme, affinchè quel prodotto si realizzi o il progetto venga alla luce. All’impresa resta il compito di creare una presentazione efficace puntando sulla forza emotiva che ha lo storytelling e di promuoverla attraverso i social, i giornali e il passaparola, coinvolgendo amici e potenziali interessati. Se ci pensate, questa può essere una forma potentissima di espansione del brand in termini di riconoscibilità internazionale: facendo leva sull’effetto condivisione propria degli strumenti digitali. Prendiamo un gruppo musicale operante nel settore dell’arte, uno di quei gruppi emergenti che, pezzi pronti alla mano, ma con scarse possibilità finanziarie vuole auto produrre il proprio disco. Bene, centinaia di band mondiali decidono di rivolgersi al crowdfunding, presentando in un pitch (che può essere un video musicale con l’esecuzione di un proprio pezzo o un audio), fissa un target e un tempo in cui raggiungerlo (parliamo di target economico) e si chiede alla folla (futuri potenziali fan, perchè no) un contributo che da diritto a delle ricompense (a seconda della quantità di denaro donato): il prodotto fisico cioè il CD una volta prodotto, oppure magliette, gadget e poster della band. Trattasi di un pre order che ha, con pochi investimenti in marketing, due vantaggi: far conoscere il proprio progetto al mondo essendo il web ad alto potenziale di contatto; pagarsi la produzione e nel contempo vendere copie che aumentano la visibilità del progetto; e, inoltre, avremmo gente che indosserà capi e/o gadget con il nome della band, incrementando il riconoscimento di quel brand. Adesso, immaginate voi imprese di avere un prodotto vincente e di volerlo presentare al mercato globale abbattendo numerosi costi d’ingresso: secondo voi non è il caso di pensare a fare crowdfunding ed usarlo come ariete? Ci rendiamo conto dell’enorme potenzialità per il brand e il ritorno anche in termini di fidelizzazione della clientela ? Alla base però, si necessità un piano di marketing dettagliato, che crei la community di base che spinga al successo la vostra campagna.

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